Un Issohadore e un Mamuthone, le maschere tradizionali di Mamoiada
Issohadore e Mamuthones, le maschere tradizionali di Mamoiada. Foto: Cristiano Cani · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

In Sardegna l'anno non comincia il primo gennaio. Comincia il 16 e 17 gennaio, quando nelle piazze si accendono i fuochi di Sant'Antonio Abate e, in Barbagia, escono per la prima volta le maschere. È una delle cose più antiche che si possano vedere sull'isola, e capita in un periodo in cui la costa è vuota e i prezzi sono un'altra storia.

Il fuoco che apre l'anno

La data è fissa per tradizione, quindi su questo non ci sono dubbi: la vigilia il 16, la festa il 17. In moltissimi paesi della Sardegna, non in uno solo, si costruisce per giorni una catasta enorme di legna o di arbusti, la si accende la sera della vigilia e la si lascia bruciare tutta la notte, con il paese intorno.

La materia prima cambia di posto in posto ed è un dettaglio che racconta il territorio: da qualche parte è il cisto, altrove il rosmarino, altrove ancora ceppi di quercia. Cambia anche il rito: tre giri in processione intorno al fuoco, la benedizione, la distribuzione di pane votivo e di dolci preparati a mano. Il senso di fondo è sempre lo stesso, la fine dell'inverno che si chiama a voce alta e il ciclo agricolo che riparte.

A Posada il patrono è proprio lui

Non dobbiamo andare lontano per vederlo: Sant'Antonio Abate è il patrono di Posada. In piazza si accumula per giorni il cisto raccolto nella campagna, in sardo mudregu, e si accende un unico grande falò. Si fanno i tre giri, si distribuiscono sos cogoneddos e s'aranzada benedetti, fatti a mano dalle donne del paese, e si guarda da che parte va il fumo, perché la tradizione dice che da li si capisce come sarà l'annata.

A Siniscola, a pochi minuti, lo stesso giorno si brucia rosmarino, ramasinu. Stesso santo, stesso fuoco, profumo completamente diverso.

Sa prima essia: le maschere escono dal fuoco

Qui sta la parte che porta gente da tutto il mondo. Nei paesi della Barbagia, il fuoco di Sant'Antonio non è solo una festa religiosa: è il momento in cui il Carnevale barbaricino si apre ufficialmente, con quella che si chiama sa prima essia, la prima uscita dell'anno.

  • Mamoiada: escono i Mamuthones, con le maschere nere di legno, le pelli di pecora scure e i grappoli di campanacci pesantissimi sulla schiena, e gli Issohadores, più agili, vestiti di bianco e rosso, che li sorvegliano e lanciano la fune per catturare chi guarda. I Mamuthones non sfilano: avanzano a passo cadenzato, facendo suonare i campanacci con una scossa del corpo. È una cosa che si sente nello stomaco prima che con le orecchie.
  • Ottana: escono i Boes, con la maschera dalle fattezze di bue e le pelli bianche, i Merdules, i loro guardiani, con una maschera nera deformata dal ghigno e un bastone per domarli, e sa Filonzana, la vecchia che fila. Anche qui il fuoco ha un nome suo, s'ogulone de Sant'Antoni, e brucia tutta la notte.
  • Orotelli: escono i Thurpos, avvolti nel cappotto di orbace scuro con il cappuccio calato sul viso annerito.

Che cosa significa

Le letture sono diverse e nessuno ha la risposta definitiva, il che è parte del fascino. C'è chi vede nella coppia Boes e Merdules il rapporto tra l'uomo e l'animale, la fatica dell'addomesticamento. C'è chi legge nei Mamuthones un rito propiziatorio legato al ciclo delle stagioni, o una processione che porta via il male dal paese. Quello che è certo è che non si tratta di folclore ricostruito per il turismo: sono riti continuati dentro le comunità, con regole precise su chi può vestire la maschera e come.

Come si guarda una sfilata, e cosa verificare

Qualche regola di buonsenso. Non ci si mette in mezzo al corteo e non si tocca chi indossa la maschera: è un rito, non un'animazione. Se un Issohadore vi lancia la fune è considerato un buon auspicio, quindi state al gioco. Vestitevi pesante, perché a gennaio in Barbagia fa freddo davvero e si sta fermi in piedi per ore. Arrivate con largo anticipo: i paesi sono piccoli e i parcheggi finiscono in fretta.

Un avvertimento importante: mentre il 16 e il 17 gennaio sono date fisse, orari, percorsi e programma cambiano ogni anno e a volte i festeggiamenti civili vengono annullati o ridotti per motivi legati alla comunità. Controllate sempre i canali ufficiali del Comune, della Pro Loco e delle associazioni delle maschere prima di partire, perché un'ora di strada per trovare la piazza vuota è un dispiacere evitabile.

Gennaio da noi è la stagione tranquilla: la casa è tutta vostra, il paese è silenzioso e siamo a pochi minuti dalla statale per risalire verso l'interno. Si parte al pomeriggio, si vedono i fuochi e si rientra a dormire sulla costa.

Gennaio a Posada, con calma

Fuori stagione la casa è tutta per voi: due camere, aria condizionata, lavatrice e biancheria inclusa, con il posto auto davanti alla porta. Si parte nel pomeriggio verso l'interno per i fuochi e si torna a dormire a un chilometro dal mare.